E’ BELLO RIVEDERE LA NOSTRA ADOLESCENZA

Così mi scrive un ragazzo degli anni ’70.

Ivan, Sandro, Andrea in relax al mare, prima di una gara

Sto presentando sui social un “foto-racconto” dei Tornei di calcio giovanili, organizzati insieme con amici dalla fine degli anni ’80 agli inizi del 2000. Quelli in cui si gioca a pallone sono tra gli anni più belli della vita.

Le foto ci fanno rivivere le emozioni, la gioia della vittoria e l’amarezza della sconfitta. Ma sono anche una testimonianza di impegno, rispetto, correttezza, amicizia. Sono questi i veri valori dello sport, praticati non solo dai ragazzi, ma anche dai dirigenti. Chi educa (nei vari campi della vita) lo fa non con le parole, ma con i comportamenti. Cioè con il proprio amore.

Cerchiamo di conservare le immagini visive. Così possiamo rivedere i momenti dell’adolescenza nel corso della nostra vita. E sarà più bello il ricordo!

E’ bello rivedere la nostra adolescenza!

I LUOGHI DELL’AMORE

la gioia del gol

Il campo sportivo, come la scuola e il viaggio, è un luogo delle emozioni e dell’amore. Non dell’odio e della violenza! “Per me il calcio -dice Pier Paolo Pasolini nell’intervista a Enzo Biagi del 1973- è uno dei grandi piaceri”.

Oggi sempre più persone, di qualsiasi età e sesso, accorrono sugli spalti anche dei campi di calcio giovanili. S’innamorano degli sguardi, dei profili, dei gesti del corpo di chi pratica lo sport.

lo stile di Gianluca
lo stile di Gabriele
l’abbraccio e la gioia del gol
il profilo di Nico

Suggerisco a insegnanti e alunni di leggere insieme Pasolini e Umberto Saba, che dedicò alcune poesie al gioco del calcio: “Squadra paesana”, “Tre momenti”, “Tredicesima partita”, “Fanciulli allo stadio”, “Goal”.

la classe di Dario
lo stile del calcio di Cristian

“Scende intanto la sera, e tinge in rosa

le nubi, e a quanto del tuo corpo è ignudo

fugacemente intona il suo colore.

La sua bellezza con la tua si sposa;

e una malinconia quasi amorosa

mi distilla nel cuore”. Saba: “Il giovanetto”

LO SGUARDO DI ALBERTO

PER LUI -DOPO IL LIBRO- UN ALTRO MEMORIAL E UN NUOVO MURALES

Per gentile concessione della famiglia, scelgo questa immagine stupenda di Alberto per accompagnare il “Comunicato Stampa” del padre Luigi Colitta. Alberto, come sapete, è il ragazzo con la passione del calcio scomparso per una grave malattia all’età di 14 anni. Il padre, per ricordarlo, ha scritto e pubblicato di recente il libro “Lì dentro non c’è un ragazzo grande”, edito dalle “Edizioni Esperidi” e il cui ricavato va alla AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, di Lecce. “E’ stato un successo tanto clamoroso quanto inaspettato che costringe alla ristampa -ci comunica Luigi Colitta- considerate le richieste che ancora giungono e le varie iniziative in corso che mirano ad esportarlo oltre i confini della nostra città. E’ mio dovere ringraziare tutti per l’incredibile partecipazione sia alla presentazione del 27 nov. 2018 al Palazzo Marchesale che in quella del 9 dic. 2018, giorno del decennale della morte di Alberto, nella Parrocchia del S. Cuore. Ringrazio inoltre quanti si sono adoperati al mio fianco per la migliore riuscita. Da “Edizioni Esperidi” al Sindaco e a tutta l’Amm.ne Com.le, all’Ass.ne Ail di Lecce e a tutti gli ospiti prestigiosi delle presentazioni ufficiali”.

Oltre alla ristampa del libro sono state programmate varie iniziative, come un’altra edizione del “Memorial Alberto Colitta” e un nuovo Murales in un luogo più visibile. Quel ragazzo suscitava e suscita sempre in tutti noi uno sguardo e un sorriso coinvolgenti.

ALBERTO TUNDO ’93 la freccia rossa del sud

La storia del ragazzo calciatore al quale un grave infortunio interrompe la carriera da professionista, ma si rialza, continua a giocare e inizia un nuovo percorso di vita.

Alberto con i bambini dell’Accademia Gera d’Adda

Quali sono, oggi, i tuoi impegni e obiettivi? Lo studio universitario, la formazione e preparazione atletica dei ragazzi: sono questi i miei impegni principali, soprattutto dopo il grave infortunio al crociato del ginocchio nel 2014-15. Mi sono laureato in scienze motorie e sto prendendo la specializzazione. Ho fatto l’esperienza di allenatore dei bambini all’Accademia della Gera d’Adda e il tirocinio formativo con i Primi Calci, classe 2010, presso la Società dell’Atalanta. Ho potuto vedere direttamente come si lavora per formare l’uomo, prima del calciatore. Ora mi sto impegnando nella preparazione dei ragazzi dell’U.S. Galatone, che per motivi burocratici ha preso il nome di Polisportiva. Non ho smesso comunque il calcio giocato, anche se lo faccio per divertimento e non come lavoro.

Alberto al tirocinio formativo con i bambini presso la Società Atalanta di serie A

Riviviamo il periodo fantastico del settore giovanile: Galatone, Lecce, Taranto, Gallipoli. Il calcio è la mia più grande passione sin da bambino, quando mio padre costruì il campetto adiacente alla nostra casa. Ho iniziato nell’U.S. Galatone della mia città, dove ho fatto gli anni di Primi Calci e Pulcini nel 1999-2002. Nell’ultimo anno di Pulcino mi selezionò l’U.S. Lecce, allora in serie A e con uno dei migliori settori giovanili d’Italia diretto da Corvino. Nel 2002-07 ho fatto così diverse esperienze di tornei internazionali, giocando da difensore sinistro e centrocampista e confrontandomi con coetanei di alto livello. Con il Taranto, l’anno dopo, ho giocato nei Giovanissimi Nazionali: frequentavo il liceo dell’Itis, andavo a Taranto e ritornavo alle 7 di sera, mi mettevo a fare i compiti. Portai a termine entrambi gli impegni. Nel 2009-10 andai a Gallipoli, promosso quell’anno in serie B, e disputai da capitano il campionato Allievi Nazionali.

Alberto, accanto alla prof.ssa d’Italiano: frequentava il 2° anno del liceo scientifico nella sua città, in provincia di Lecce, e si recava ogni giorno a Taranto per gli allenamenti e le partite dei Giovanissimi Nazionali.
2009-10: Allievi Nazionali con il Gallipoli in serie B. Alberto 1° accosciato da sinistra.
Lo stile di Alberto in una gara degli Allievi Nazionali Gallipoli

Passiamo al 2010-15: il salto nel professionismo, i momenti poco soddisfacenti, il grave infortunio. Il 2010-11 segna il passaggio al professionismo. A 17 anni andai al Brindisi in C2. Mister Rastelli mi chiamava dal campionato giovanile Berretti in 1^ squadra. La stagione 2011-12 è per me la più importante, sotto tutti i punti di vista. Mi acquistò il Siena e mi diede in prestito al Martina in serie D. Qui ho conquistato la C2, collezionando 33 presenze su 34 e un gol, ho ricevuto il riconoscimento di miglior under e conseguito il diploma a scuola con ottimi voti. Nel 2012-13 dal Siena sono andato in comproprietà all’Aprilia, C2, e da gennaio sono ritornato a Martina in C2, totalizzando 21 presenze. L’anno dopo decidevo, per riconoscenza, di seguire al Bisceglie in serie D il mister che mi aveva fatto giocare in C2 e poi, con il suo esonero, di spostarmi al Real Metapontino serie D. Due esperienze al di sotto delle mie aspettative, che anticipavano il grave infortunio!

2010-11: nel Brindisi in C2
2011-12: dopo un gol spettacolare nel Martina e conquista della C2
2012-13: nell’Aprilia in C2
2013-14: nel Bisceglie in serie D

Il lungo infortunio al crociato del ginocchio sinistro ha rappresentato una svolta nella tua vita. Ho stabilito delle priorità nei miei obiettivi. La carriera di calciatore, prima predominante, lasciava il posto allo studio universitario e alla preparazione dei ragazzi, attinente al percorso che sto portando a termine. La ripresa calcistica è stata difficile, a livello fisico e mentale. Ho giocato a Nardò dall’aprile 2015, mese che ha portato la squadra dall’Eccellenza alla serie D. Nel 2015-16 mi è stato proposto di andare al Leverano, in Eccellenza. Un’annata bellissima: ho conosciuto ragazzi in gamba, con i quali sono ancora in contatto, e siamo riusciti nell’obiettivo iniziale di salvarci! Sono seguiti due campionati in Promozione con l’Accademia Gaggiano, dove anche allenavo i ragazzi, e con la Rivoltana. Quest’anno ho deciso di giocare a Seclì in 1^ Categoria, con amici di vecchia data, e ci stiamo divertendo.

2014-15: l’infortunio al crociato del ginocchio e la riabilitazione
Aprile 2015: Alberto contribuisce alla risalita del Nardò in serie D
2015-16: con il Leverano in Eccellenza
2016-17: nell’Accademia Gaggiano, in cui allena anche i ragazzi
2017-18: con la Rivoltana in Promozione

Cosa ti aspetti dalla nuova avventura con i ragazzi della Polisportiva Galatone? In questi ultimi anni, data anche la mia predisposizione, mi sono dedicato completamente ai bambini. Ho preso in modo profondo l’impegno a preparare i ragazzi della Polisportiva. Mi sta coinvolgendo, innanzitutto, il rapporto creatosi con loro. L’obiettivo che ci siamo proposti, insieme con tutto lo staff, è contribuire a dare ai ragazzi una nuova mentalità basata sul rispetto tra loro, con i tecnici, i dirigenti, un’impronta educativa. Ci siamo anche circondati di tecnici preparati. E stiamo ottenendo buone soddisfazioni, confrontandoci con le altre realtà provinciali. Abbiamo ragazzi volenterosi, disposti a imparare e migliorarsi, che possono raggiungere risultati ai vari livelli. Ci auguriamo di continuare su questa strada.

Allievi under 17 Polisportiva Galatone 2018-19, con tecnici e dirigenti
Alberto allena gli Allievi under 17 della Polisportiva Galatone 2018-19, al Centro Sportivo Polivalente “Alberto Colitta”.

I VALORI DI ALBERTO

 

 

Alberto e il mare

11.12.2018. Il 9 dicembre scorso a Galatone, in provincia di Lecce, abbiamo ascoltato in silenzio la Messa e le testimonianze in ricordo di Alberto Colitta. La chiesa, la più grande della sua città, era piena di gente. Come quell’11 dicembre di 10 anni fa, giorno dei suoi funerali ….. morto per una grave malattia all’età di 14 anni.  “Un giorno, papà, tu sarai povero ed io famoso”. Una frase profetica, come scrive il padre Luigi nel libro “Lì dentro non c’è un ragazzo grande”, in cui racconta la personalità e i comportamenti del nostro Alberto. Lui, che sperava di essere un campione dello sport, è diventato “figlio, nipote, fratello di tutti”, secondo le parole del sacerdote della sua parrocchia. . Oggi lui è famoso, per i valori che ha affermato e messo in pratica nella sua pur breve esistenza. Ma noi saremo davvero poveri, se non cercheremo di condividere quei valori, validi nello sport e nella vita: l’amicizia, il rispetto, la correttezza, la salvaguardia della salute e dell’ambiente, degli spazi verdi.

2005: Alberto e i suoi compagni del gioco del calcio

IL SORRISO DI ALBERTO

       10 anni sono passati dalla scomparsa, per malattia, di Alberto Colitta (14 gennaio 1994-9 dicembre 2008). Il padre Luigi ha continuato un colloquio ideale con lui. Ha scritto e presentato, il 27 novembre 2008, il libro “Lì dentro non c’è un ragazzo grande” (Edizioni Esperidi). Il ricavato della vendita sarà devoluto all’Associazione Italiana contro le Leucemie, sezione di Lecce.

       Vediamo Alberto quattordicenne nella squadra dei “Giovanissimi 2007-08”, tra i compagni di gioco, negli anni più belli della vita: quelli in cui si gioca a pallone. Il suo volto ci dice che le cose più importanti sono la salute e l’ambiente. Il nostro compito, ai vari livelli, è cercare di tutelarli. Dobbiamo anche creare e mantenere sicure strutture sportive per i ragazzi, come il “Centro Sportivo Polivalente” della sua città a lui intitolato.

       Sul volto sorridente di Alberto leggiamo le speranze, le possibilità della vita ….. che abbiamo tutti a quell’età e che per lui non si son potute realizzare.

UNO SGUARDO DIVERSO

Viaggio in Thailandia: isola di Phi Phi Leh

“The love of Siam”: l’addio tra Tong e Mew, interpretati da Mario Maurer e Witwisit Hiranyawongkul.

“The love of Siam”: lo sguardo di Mew

viaggio in Thailandia: isola di Ko Rok

Thailandia (Siam): un viaggio lungamente sognato da ragazzo e due volte realizzato! Isole e mare paradisiaci, templi, città come Chiang Mai o la capitale Bangkok: sono luoghi d’ambientazione del film “The love of Siam”, uscito il 22 novembre 2007. E’ la storia dell’amicizia tra due ragazzi adolescenti, del loro separarsi e poi ritrovarsi, di un addio forse definitivo. Ritorna in mente la sequenza dell’addio (una delle più toccanti), nel pre-finale. “Non posso essere il tuo ragazzo, ma questo non significa che non ti ami”, dice Tong a Mew. E Mew, mentre si allontana con gli amici del suo gruppo musicale, si gira e lo guarda. Uno sguardo struggente di affetto e di amore, che sembra interminabile e giunge nell’animo degli spettatori!

Tutti, indipendentemente dalla propria sessualità, vorrebbero amare e essere amati così.