IL VOLTO DEL PALAZZO IN VIA MONTESCURO

Volto del balcone di un Palazzo quattrocentesco

Nella città salentina di Galatone si trova una scultura di un volto in pietra di carparo duro. La mirabile scultura è incorporata nel balcone di un palazzo abbandonato e fatiscente, risalente al 1400 circa. Secondo la leggenda quel volto guarda la prospiciente chiesa di S. Biagio con cripta, oggi quasi non più visibili.

Il Palazzo risalente al 1400 circa: facciata
Il Palazzo del 1400: lato balcone

La via Montescuro, che si apre sulla famosa via S. Sebastiano, è caratterizzata da uno slargo e da una strettoia. Il compianto Don Sebastiano Fattizzo, sacerdote, studioso e scrittore, mi diceva che via Montescuro era così denominata probabilmente perché c’era un palazzo baronale della famiglia feudale “Montefusco”, il cui comportamento appariva al popolo “fosco”, “scuro”.

Via Montescuro, formata da uno slargo e una strettoia. Il Palazzo è ubicato nello slargo, a sinistra della foto.

Quel volto nel balcone del Palazzo sembra guardare non solo verso la chiesa di S. Biagio, ma in più direzioni: uno sguardo diverso, misterioso, scuro, o triste per il secolare abbandono del patrimonio storico-culturale da parte delle autorità competenti. Lo stemma in alto sulla facciata del Palazzo può farci risalire alla famiglia proprietaria. Il Comune, a quanto si dice, vorrebbe vendere il Palazzo.

Palazzo del 1400: facciata, parte superiore
Palazzo del 1400: stemma della facciata superiore

DON SEBASTIANO FATTIZZO UN PRETE DIVERSO

A 21 ANNI DALLA MORTE RICORDIAMO IL SUO IMPEGNO PER IL RECUPERO DEI VALORI E BENI CULTURALI DELLA GENTE DEL SUD ITALIA E L’ACCUSA CONTRO I RESPONSABILI DELLA LORO DISTRUZIONE

Il giovane don Sebastiano Fattizzo, sacerdote, studioso, scrittore

Lo incontrai per la prima volta nel febbraio 1997, ad un anno circa della sua scomparsa (31.01.1998). Lo avevo invitato in un’assemblea dell’Itis, la mia scuola, perché le classi seconde svolgevano una ricerca sulla Torre del Palazzo Marchesale di Galatone. Accettò volentieri, benché anziano e malato, l’invito a discuterne con gli alunni. Fu una delle assemblee più vive e interessanti. Tutti rimasero colpiti per la sua disponibilità al dialogo, la sua capacità di comunicazione.

Don Sebastiano si era da sempre impegnato per la tutela dei beni culturali e delle tradizioni popolari. Alla sua lotta ventennale si devono il recupero della Chiesa dell’Odegitria; il ritorno a Galatone e la collocazione in questa chiesa della statua della Madonna di Costantinopoli (fine 1200-inizi 1300), portata via dalla Chiesa Madre, abbandonata nel bosco della Cenata Vescovile di Nardò e deturpata dai ragazzi delle Colonie estive; il ripristino di “Lu piru ti l’acchiatura” il 31 gennaio 1988 in contrada Luna.

La scultura in pietra leccese della Madonna, databile tra 1200 e 1300, portata via dalla Chiesa Madre di Galatone nel boschetto della Cenata Vescovile di Nardò, ritornata a Galatone e collocata nella Chiesa dell’Odegitria grazie all’impegno di don Sebastiano.
Galatone: Chiesa dell’Odegitria, risalente al 1100, dopo il restauro

Don Sebastiano si era dedicato ad un faticoso lavoro di ricerca storica. Aveva recuperato e studiato le carte, scritte in latino, rimaste nell’archivio della Chiesa Madre. Sono soprattutto i cosiddetti Codici: come il Codice Galatonese 5 del 1501, tratto e mutuato da un altro manoscritto del 1452. Lo aveva fatto prima per sé e poi, spinto da un suo maestro, per contribuire ad una crescita spirituale e culturale degli altri. Il suo metodo consisteva nella lettura delle fonti storiche, ma anche dei segni del passato e nell’osservazione diretta: convinto che il passato serve per una migliore comprensione del presente. Il passato del Sud Italia è greco-bizantino. La gente meridionale è stata, per un lungo periodo, sotto l’Impero Romano d’Oriente o bizantino (VII-XI sec.). Ne sono rimasti molti segni e testimonianze: casali come Fulcignano e Tabelle, abbazie come S. Angelo della Salute e S.Nicola di Pergoleto, la masseria Corillo, chiese, cripte.

Chiesa dell’Odegitria, esterno, lato sud-est, dopo il restauro
Chiesa dell’Odegitria, parte absidale esterna dopo il restauro

Don Sebastiano ci fa sapere che la Chiesa dell’Odegitria (XII sec.), dedicata alla Madonna di Costantinopoli, è stata costruita su una cripta risalente al VII-VIII sec. circa. L’originaria Chiesa Madre, distrutta alla fine del 1500, era di rito greco e risaliva al VI-VII sec. Il suo stemma, con le lettere greche alfa e omega capovolta, è rimasto sulle facciate dell’attuale Chiesa Madre e della Chiesa Madonna della Grazia. La zona sud del centro storico galatonese presenta costruzioni sotterranee e cripte dei monaci basiliani, oggi distrutte e sepolte, ed è probabilmente il nucleo urbano più antico.

Chiesa dell’Odegitria, interno, parte absidale
Chiesa dell’Odegitria, interno, affresco centrale: la Madonna e S.Eligio
Chiesa dell’Odegitria, interno: particolare affreschi della volta

Ma la storia bizantina è dimenticata e trascurata anche nella nostra scuola. Don Sebastiano critica la distruzione dei valori della cultura del Sud, operata dalla storia ufficiale e dalla politica. La prima è contraria alle realtà storiche vere dei popoli meridionali, legati per secoli a Costantinopoli, l’antica Bisanzio. Non riconosce il bene venuto da quella città e che “si riflette anche oggi nelle sane tradizioni, nei valori morali, religiosi, culturali, artistici della nostra gente”. Gli uomini politici, se non vogliono fare delle due Italie “un mostro di Stato deforme”, prendano provvedimenti per un “autonomo sviluppo, confacente alla mentalità della gente meridionale di ogni singola regione”.

Don Sebastiano c’infonde l’amore per il nostro passato e le nostre città. Accusa i “responsabili che detenevano il potere”, ecclesiastici e civili, di aver distrutto la Chiesa Cattedrale greca dicendo al popolo che era crollante. “La verità è che bisognava far scomparire tutto ciò che di grecità era rimasto in mezzo alle popolazioni del Salento già quasi del tutto latinizzate”.

Egli denuncia anche chi dimostra, oggi, indifferenza e disprezzo verso il nostro patrimonio storico-artistico. Ci informa che un professionista di Galatone rimproverò un consigliere comunale per aver dato l’approvazione al recupero della Chiesa dell’Odegitria, invece di adoperarsi per raderla al suolo. “Quanta ignoranza -è la sua risposta- e quanto disamore per le cose del nostro passato, che sono quelle che ci onorano”! E’ piacevole, nei suoi libri, il ricordo-racconto di incontri e colloqui con forestieri per le vie del paese. Essi apprezzano il nostro centro storico: come i due coniugi baresi, la famiglia di Rovigo o il giovane studente greco. Questi gli esprime l’ammirazione per le bellezze di Galatone e la vergogna per le “autorità così incuranti che lasciano perdere cose tanto pregevoli”. Ed egli commenta: “Quanto dettomi da quel giovane greco a me pare sia una molto amara verità”.

Don Sebastiano era come un nostro caro familiare, una di quelle persone che non possiamo sostituire con nessun’altra al mondo.