LO SGUARDO DI ALBERTO

PER LUI -DOPO IL LIBRO- UN ALTRO MEMORIAL E UN NUOVO MURALES

Per gentile concessione della famiglia, scelgo questa immagine stupenda di Alberto per accompagnare il “Comunicato Stampa” del padre Luigi Colitta. Alberto, come sapete, è il ragazzo con la passione del calcio scomparso per una grave malattia all’età di 14 anni. Il padre, per ricordarlo, ha scritto e pubblicato di recente il libro “Lì dentro non c’è un ragazzo grande”, edito dalle “Edizioni Esperidi” e il cui ricavato va alla AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, di Lecce. “E’ stato un successo tanto clamoroso quanto inaspettato che costringe alla ristampa -ci comunica Luigi Colitta- considerate le richieste che ancora giungono e le varie iniziative in corso che mirano ad esportarlo oltre i confini della nostra città. E’ mio dovere ringraziare tutti per l’incredibile partecipazione sia alla presentazione del 27 nov. 2018 al Palazzo Marchesale che in quella del 9 dic. 2018, giorno del decennale della morte di Alberto, nella Parrocchia del S. Cuore. Ringrazio inoltre quanti si sono adoperati al mio fianco per la migliore riuscita. Da “Edizioni Esperidi” al Sindaco e a tutta l’Amm.ne Com.le, all’Ass.ne Ail di Lecce e a tutti gli ospiti prestigiosi delle presentazioni ufficiali”.

Oltre alla ristampa del libro sono state programmate varie iniziative, come un’altra edizione del “Memorial Alberto Colitta” e un nuovo Murales in un luogo più visibile. Quel ragazzo suscitava e suscita sempre in tutti noi uno sguardo e un sorriso coinvolgenti.

ALBERTO TUNDO ’93 la freccia rossa del sud

La storia del ragazzo calciatore al quale un grave infortunio interrompe la carriera da professionista, ma si rialza, continua a giocare e inizia un nuovo percorso di vita.

Alberto con i bambini dell’Accademia Gera d’Adda

Quali sono, oggi, i tuoi impegni e obiettivi? Lo studio universitario, la formazione e preparazione atletica dei ragazzi: sono questi i miei impegni principali, soprattutto dopo il grave infortunio al crociato del ginocchio nel 2014-15. Mi sono laureato in scienze motorie e sto prendendo la specializzazione. Ho fatto l’esperienza di allenatore dei bambini all’Accademia della Gera d’Adda e il tirocinio formativo con i Primi Calci, classe 2010, presso la Società dell’Atalanta. Ho potuto vedere direttamente come si lavora per formare l’uomo, prima del calciatore. Ora mi sto impegnando nella preparazione dei ragazzi dell’U.S. Galatone, che per motivi burocratici ha preso il nome di Polisportiva. Non ho smesso comunque il calcio giocato, anche se lo faccio per divertimento e non come lavoro.

Alberto al tirocinio formativo con i bambini presso la Società Atalanta di serie A

Riviviamo il periodo fantastico del settore giovanile: Galatone, Lecce, Taranto, Gallipoli. Il calcio è la mia più grande passione sin da bambino, quando mio padre costruì il campetto adiacente alla nostra casa. Ho iniziato nell’U.S. Galatone della mia città, dove ho fatto gli anni di Primi Calci e Pulcini nel 1999-2002. Nell’ultimo anno di Pulcino mi selezionò l’U.S. Lecce, allora in serie A e con uno dei migliori settori giovanili d’Italia diretto da Corvino. Nel 2002-07 ho fatto così diverse esperienze di tornei internazionali, giocando da difensore sinistro e centrocampista e confrontandomi con coetanei di alto livello. Con il Taranto, l’anno dopo, ho giocato nei Giovanissimi Nazionali: frequentavo il liceo dell’Itis, andavo a Taranto e ritornavo alle 7 di sera, mi mettevo a fare i compiti. Portai a termine entrambi gli impegni. Nel 2009-10 andai a Gallipoli, promosso quell’anno in serie B, e disputai da capitano il campionato Allievi Nazionali.

Alberto, accanto alla prof.ssa d’Italiano: frequentava il 2° anno del liceo scientifico nella sua città, in provincia di Lecce, e si recava ogni giorno a Taranto per gli allenamenti e le partite dei Giovanissimi Nazionali.
2009-10: Allievi Nazionali con il Gallipoli in serie B. Alberto 1° accosciato da sinistra.
Lo stile di Alberto in una gara degli Allievi Nazionali Gallipoli

Passiamo al 2010-15: il salto nel professionismo, i momenti poco soddisfacenti, il grave infortunio. Il 2010-11 segna il passaggio al professionismo. A 17 anni andai al Brindisi in C2. Mister Rastelli mi chiamava dal campionato giovanile Berretti in 1^ squadra. La stagione 2011-12 è per me la più importante, sotto tutti i punti di vista. Mi acquistò il Siena e mi diede in prestito al Martina in serie D. Qui ho conquistato la C2, collezionando 33 presenze su 34 e un gol, ho ricevuto il riconoscimento di miglior under e conseguito il diploma a scuola con ottimi voti. Nel 2012-13 dal Siena sono andato in comproprietà all’Aprilia, C2, e da gennaio sono ritornato a Martina in C2, totalizzando 21 presenze. L’anno dopo decidevo, per riconoscenza, di seguire al Bisceglie in serie D il mister che mi aveva fatto giocare in C2 e poi, con il suo esonero, di spostarmi al Real Metapontino serie D. Due esperienze al di sotto delle mie aspettative, che anticipavano il grave infortunio!

2010-11: nel Brindisi in C2
2011-12: dopo un gol spettacolare nel Martina e conquista della C2
2012-13: nell’Aprilia in C2
2013-14: nel Bisceglie in serie D

Il lungo infortunio al crociato del ginocchio sinistro ha rappresentato una svolta nella tua vita. Ho stabilito delle priorità nei miei obiettivi. La carriera di calciatore, prima predominante, lasciava il posto allo studio universitario e alla preparazione dei ragazzi, attinente al percorso che sto portando a termine. La ripresa calcistica è stata difficile, a livello fisico e mentale. Ho giocato a Nardò dall’aprile 2015, mese che ha portato la squadra dall’Eccellenza alla serie D. Nel 2015-16 mi è stato proposto di andare al Leverano, in Eccellenza. Un’annata bellissima: ho conosciuto ragazzi in gamba, con i quali sono ancora in contatto, e siamo riusciti nell’obiettivo iniziale di salvarci! Sono seguiti due campionati in Promozione con l’Accademia Gaggiano, dove anche allenavo i ragazzi, e con la Rivoltana. Quest’anno ho deciso di giocare a Seclì in 1^ Categoria, con amici di vecchia data, e ci stiamo divertendo.

2014-15: l’infortunio al crociato del ginocchio e la riabilitazione
Aprile 2015: Alberto contribuisce alla risalita del Nardò in serie D
2015-16: con il Leverano in Eccellenza
2016-17: nell’Accademia Gaggiano, in cui allena anche i ragazzi
2017-18: con la Rivoltana in Promozione

Cosa ti aspetti dalla nuova avventura con i ragazzi della Polisportiva Galatone? In questi ultimi anni, data anche la mia predisposizione, mi sono dedicato completamente ai bambini. Ho preso in modo profondo l’impegno a preparare i ragazzi della Polisportiva. Mi sta coinvolgendo, innanzitutto, il rapporto creatosi con loro. L’obiettivo che ci siamo proposti, insieme con tutto lo staff, è contribuire a dare ai ragazzi una nuova mentalità basata sul rispetto tra loro, con i tecnici, i dirigenti, un’impronta educativa. Ci siamo anche circondati di tecnici preparati. E stiamo ottenendo buone soddisfazioni, confrontandoci con le altre realtà provinciali. Abbiamo ragazzi volenterosi, disposti a imparare e migliorarsi, che possono raggiungere risultati ai vari livelli. Ci auguriamo di continuare su questa strada.

Allievi under 17 Polisportiva Galatone 2018-19, con tecnici e dirigenti
Alberto allena gli Allievi under 17 della Polisportiva Galatone 2018-19, al Centro Sportivo Polivalente “Alberto Colitta”.

BUON COMPLEANNO, ALBERTO!

14 gennaio 2019. Siamo entrati nella casa di Alberto Colitta, nella sua stanza rimasta sempre uguale. Oggi avrebbe compiuto 25 anni: 14 gennaio 1994-9 dicembre 2008. Giocava nei “Giovanissimi” della sua città ed era stato opzionato dalla Società dell’inter. Una grave malattia ha portato via Alberto. Alberto è vivo. Parla al cuore e all’intelligenza di chi cerca di tutelare i valori più importanti della vita: la salute, il territorio, l’ambiente. Lui ha cercato di affermare questi valori e quelli dell’amicizia, del rispetto, della correttezza, nella sua pur breve esistenza.

Gli amici Alessandro e Angelo salutano Alberto, dopo un gol

Un amico gli ha dedicato dopo la morte un murales, che si trova in una stradina della stazione ferroviaria della sua città. Nascosto e sottoposto all’usura del tempo! L’augurio, in occasione del suo 25° compleanno, è che si realizzi una nuova opera in un luogo più accessibile. E che si possa al più presto attuare la ristrutturazione del “Centro Sportivo Polivalente” a lui intitolato. Amici e compagni di squadra lo salutano sempre, sul campo, dopo un gol. Oggi, sul mio profilo di Facebook “Enzo Vaglio” e sul mio canale YouTube, gli ho dedicato un video. “Alberto è sempre con noi”!

PEPPINO VIVE come Antonio Gramsci, Aldo Moro, Giancarlo Siani, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Renata Fonte…..

www.peppinoimpastato.com Maggio 1978. Funerali di Peppino Impastato

Dove un gruppo di uomini liberi si unisce,

tu sei presente,

dove la bandiera illumina il sangue dei morti,

tu ci sei,

tra confronti e scollamenti

il tuo volto si riconosce,

la tua voce rinasce,

quasi un urlo di libertà

che scuote le coscienze.

Cinisi 1978- Giovanni Riccobono

da “Quasi un urlo di libertà. Poesie per Peppino Impastato”

PEPPINO UN RAGAZZO DEGLI ANNI ’70

Peppino Impastato in un comizio tra la sua gente

Peppino Impastato nasce il 5 gennaio 1948. Oggi avrebbe compiuto 71 anni. La sua storia è raccontata da M. T. Giordana nel film “I cento passi”. E’ un giovane di Sinisi, in provincia di Palermo. Si forma nel 1968. Lotta con coraggio contro la mafia e ne denuncia gli scempi compiuti con la connivenza dei politici. Riesce a bloccare, anche, la costruzione di un complesso turistico sulla costa. I suoi strumenti di lotta sono comizi in piazza, mostre fotografiche, un Circolo culturale e musicale, un giornale, una radio. Nel programma “Onda pazza” prende in giro i politico-mafiosi con l’arma dell’ironia. Questi strumenti e metodi di comunicazione sono validi anche oggi, per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini. La notte del 9 maggio 1978 torna a casa dalla sua radio. Un mafioso lo ferma, lo lega ai binari della linea Palermo-Trapani sopra una carica di tritolo e lo fa saltare in aria.

Peppino e la madre Felicia: foto dalla pagina facebook “Il 9 maggio io ricordo Peppino Impastato”

Non dimentico mai la madre Felicia Bartolotta al processo, quando puntò il dito contro Badalamenti con le parole “tu hai ucciso mio figlio”. Il più alto riconoscimento a tutte le mamme, che si ribellano alla cultura dell’omertà, del silenzio e dimostrano di amare la propria famiglia e la propria terra! Peppino parla ancora al cuore e all’intelligenza di chi vuole difendere la propria salute, la propria città, il territorio e l’ambiente in cui vive.

LA SEDUCENTE CARTAGENA

Cartagena: scorcio del centro storico
Cartagena: Puerta del Reloj, entrata alla città vecchia

Il 2 gennaio lascio Cartagena de Indias. Con la faccia come “nu pipirussu”, un peperone, e un naso rosso e sempre più spostato a sinistra! Ma l’effetto più grave è un senso di torpore, di sonnolenza….. che ancora non mi lascia. Questo stato catartico mi prendeva dopo la cena in quell’hotel. Continuava nelle passeggiate serali al centro storico, dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità”.

Cartagena: caratteristico edificio della città vecchia
Cartagena: edificio caratteristico della città vecchia

Vagavo, nella città vecchia, a ruota libera tra le strade, i vicoli, gli edifici colorati, risalenti al periodo coloniale spagnolo: alla ricerca di una delle fontane refrigeranti.

Cartagena: caratteristico balcone
Cartagena: stupendo balcone ad angolo

E fu così che una ragazza, mossa a pietà perché ero solo, volle farmi compagnia. Non ricordo cosa avvenne quella sera. Né se qualcuno mi drogasse! Mi raccontano che Cartagena, dalle sembianze di una donna, ti avvolge in un abbraccio. E cerca di sedurti per sempre. L’ho anche fotografata quella disgraziata, all’ingresso dell’hotel: nuda, con la penna in testa, ammaliante!

Cartagena: una delle fontane refrigeranti del centro storico